Il cortile dei gentili
MASSIMO INTROVIGNE, Il cortile dei gentili, la Chiesa e la sfida della nuova religiosità “sette” nuove credenze magia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2010. Importante, in appendice, la Relazione generale al Concistoro Straordinario del 1991 del Card. Francis Arinze, “La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un approccio pastorale”.
Si tratta di un breve scritto, 76 pagine, nelle quale il dott. Introvigne, uno dei più importanti sociologi delle religioni viventi e un altrettanto importante operatore culturale, comunica il suo “secondo tempo”. Dismette cioè la veste neutra di studioso che esamina le nuove religiosità e si offre come credente cattolico. Il titolo del lavoro, riferisce del cortile nel Tempio di Gerusalemme riservato ai “gentili che lì volevano pregare l'unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l'interno del Tempio”, ma anche, luogo nel quale Gesù esercita per l'unica volta la forza fisica per scacciare i mercanti1.
In sostanza un luogo nel quale le “nuove religiosità” possono pregare “il Dio”, per loro “ignoto”, ma senza poter entrare nel cuore della casa di Dio, da fuori la porta quindi, e un luogo dal quale sono scacciati quelli che non sono lì per pregare quel Dio.
L'intento dunque sembra quello di scacciare i mercanti o meglio eliminare qualsiasi vicinanza o pretesa di comunanza anche indiretta con il relativismo, facendo salva la preghiera comune.
Il lavoro è formato da tre capitoli, “Confessioni di un cacciatore di sette”, “La foresta dei simboli” e “Che fare?”.
Poiché si tratta di un “secondo tempo”, per rispetto vero, non si esprimono giudizi o valutazioni sul contenuto del lavoro.
Bella e insieme tenera è la biografia non solo intellettuale che fa l'autore umanamente vicino, amico e, infine, simile ai lettori. Vale la pena di leggerlo anche solo per questo.
Per ogni altro, la parte descrittiva e l'esame del centro intricato del “bosco” o dei suoi radi “confini,” ripete, con altre parole e sinteticamente, altri lavori dello stesso autore, introducendo il giudizio (giudizio che era già presente per implicito o esplicito in precedenti lavori).
Resta l'interrogativo del perché fosse voluto, opportuno o necessario, in particolare proprio per un autore come il dott. Introvigne, scrivere Il Cortile dei gentili e per quale ragione scriverlo proprio ora.
Un “secondo tempo” è anche la fine della partita e si fanno allora i conti. È giusto, ma generalmente gli studiosi non ne parlano, perché toglie valore al “primo tempo” e perché il “secondo tempo”, a differenza del primo, può essere, e spesso è, completamente diverso da studioso a studioso.
Della fede e della dedizione alla Chiesa cattolica del dott. Introvigne, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e autore di una trentina di monografie, centinaia di articoli, manifesti, lettere aperte, difese della sua religione e del Pontefice, nessuno avrebbe mai potuto dubitare.
Due osservazioni sui contenuti in conclusione.
Nell'ultimo capitolo, “Che fare?” è davvero interessante, per una storia della libertà di religione, l'interpretazione autentica, ma ci sembra riduttiva, della Dignitatis humanae2 e, collegata all'interpretazione, anche l'inevitabile riflessione sul “valore permanente” degli insegnamenti del magistero e l'incidenza delle “circostanze storiche”.
L'interpretazione autentica ci sembra figlia dei tempi e in contrasto, dal punto di vista almeno sentimentale con i commenti e con una serie d'importanti articoli immediatamente successivi al Concilio. Ci sembra anche in contrasto con il testo, anzi, per lunghi anni, fino almeno alla fine del millennio3, ci è sembrato che l'intera Chiesa, o una sua grande parte, ritenesse che lo Spirito che aveva soffiato sul Concilio avesse davvero affermato la sua di Libertà, insieme alle libertà “negative”4 che appartengono a un'altra storia.
La seconda osservazione è che ci sembra più ragionevole ritenere che il regista di Avatar nella rappresentazione spirituale e religiosa delle popolazioni di Pandora, abbia fatto riferimento alla spiritualità delle popolazioni indiane delle grandi pianure del nordamerica, in particolare alla spiritualità della nazione Sioux, piuttosto che a quella, simile, di Damahur.
Note:
1 “Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere, rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe, e disse loro: ”la Scrittura dice/ la mia casa sarà chiamata Casa di preghiera/ ma voi ne fate una spelonca di ladri” Matt. 21, 12 e 13.
2 La Dichiarazione Dignitatis Humanae, sulla libertà religiosa, fu votata dal Concilio vaticano II, il 07.12.1965. Approvata da 2384 Padri con 2308 voti favorevoli, 70 voti contrari e 6 voti nulli. E' formata da un proemio, due capitoli e una conclusione. Chi scrive non era ancora adolescente, ma ricorda l'interesse e l'entusiasmo in famiglia. Sulla base dell'affermarsi sempre più della dignità dell'essere umano nei tempi moderni (questa è la ragione del titolo), il Concilio ha dichiarato il diritto alla libertà, come conseguenza naturale e necessaria (questa è la ragione del sottotitolo), individuando due aspetti, non della libertà, ma del diritto alla libertà: il primo, come diritto di tutti gli esseri umani rispetto al potere dello Stato di esercitare in forma pubblica e privata la propria fede (libertà negativa) e il secondo, alla libertà di avere ed esercitare la propria fede secondo coscienza e natura, anche rispetto alla Chiesa. Tutta la dichiarazione si muove sulla base di questi due diritti o aspetti dello stesso diritto. La giustificazione, il fondamento del primo, è nel secondo e la dichiarazione ribadisce che questa è sempre stata la dottrina della Chiesa. Sembrava tuttavia trattarsi di una modificazione radicale della dottrina precedente e tradizionale sulla libertà, modificazione quantomeno sentimentale, se non dottrinaria e spirituale. Se non era e non è così, è un peccato.
3 Ancora alla fine del millennio,“Il Concilio Vaticano II Carisma e Profezia”, Tommaso Stenico, Libreria Editrice Vaticana, 1997. L'autore intervista una serie di uomini di Chiesa (il primo è il card. Francis Arinze, dell'appendice) sulle varie Costituzioni, Decreti e Dichiarazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Nonostante l'apparente difficoltà logica di mettere insieme Rivelazione e libertà, sembra, alla lettura obiettiva, che fra le righe, espressamente e per relazione il riferimento sia a una superiore Libertà.
4 Libertà negative sono convenzionalmente dette quelle introdotte da “tutti hanno diritto” in quasi tutte le costituzioni o ordinamenti occidentali. Sono dette negative, perché negano al potere pubblico di intervenire in un settore o area specifica della società.
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