La morte dell’anima, dalla mistica alla psicologia
MARCO VANNINI, La morte dell’anima, dalla mistica alla psicologia, Casa Editrice Le Lettere, Firenze, 2003.
Marco Vannini, uno dei più autorevoli studiosi di mistica1 speculativa, ha tradotto l’intera opera del domenicano tedesco Johannes Eckhart, meglio conosciuto come Meister Eckhart (1260 – 1327). Nella sua opera La morte dell’anima, Vannini descrive e dimostra come l’insegnamento eckhartiano rappresenti “la sintesi e compimento della sapienza classica e di quella cristiana alla fine del medioevo”, rivendicando quella sostanziale unità tra uomo e Dio che Cristo stesso ha affermato. Secondo Eckhart, non c’ è un Dio-altro ubicato lassù, separato e distante da noi quaggiù. Nella concezione mistica, non solo cristiana, Dio e anima sono una cosa sola: “L’occhio con il quale Dio mi vede è l’occhio con il quale io vedo Dio. Il mio occhio ed il suo fanno uno. Io sono posto in Dio e Dio in me. Se Dio non fosse, io non sarei. Se io non fossi, Dio non sarebbe”.2
Dio è spirito ed anche l’anima umana è spirito; non vi può essere un’indagine sull’anima che non sia indagine sulla verità in sé, dunque su ciò che chiamiamo Dio. Per Eckhart si può giungere a questa suprema verità solo scendendo nel “fondo” dell’anima, liberandosi cioè dalle radici egoistiche dell’io, fino appunto a giungere alla morte dell’anima, intesa come mors mystica, che altro non è che morte dello psichismo egoistico ed egocentrico. Una morte che rappresenta cioè quel “distacco”, esercitato sui sensi e su tutte le potenze dell’anima, dal quale e per mezzo del quale l’anima diventa spirito e risorge a vita divina, all’unione stessa con Dio.
Vannini conduce il lettore attraverso praticamente tutte le principali fasi del pensiero mistico-filosofico sull’anima: dalla sua nascita, cioè dalle radici platoniche e neo-platoniche, attraverso il suo consolidamento nella teologia agostiniana, all’apice nella visione mistica cristiana, soprattutto eckhartiana, fino alle concezioni della filosofia moderna di Cartesio, Spinoza e Hegel. Per poi approdare al suo declino, alla sua vera e propria “morte”, cioè a quella visione, irrazionale, ambigua e disarticolata, propria dell’attuale psicologia, o meglio di quella “torre di Babele” costituita dalle centinaia di inutili psicologie3 presenti sul mercato dello psicologismo contemporaneo.4
Nel mezzo di questo frenetico fermento psicologistico, assistiamo alla progressiva banalizzazione del concetto di salus - salvezza dell’anima - spirito in quello di salus - salute mentale dell’anima - psiche, come si riscontra, ad esempio, nell’irrazionalismo della psicanalisi freudiana e in generale di tutte quelle psico-terapie che non guariscono nessuno, se non in modo assolutamente accidentale. E qui, come puntualmente rileva Marco Vannini, è dove “al posto della mistica subentra la mistificazione, proprio come è vero, secondo la nota battuta di C. K. Chesterton,5 che quando si smette di credere in Dio si inizia a credere a tutto”.
Si inizia a credere perfino alle menzogne di Freud, menzogne che per lui costituivano “una sorta di abito indossato senza problemi, che lo portò a modificare senza difficoltà le sue stesse teorie pur di conquistare il successo”. Non tutti sanno infatti che il padre della psicanalisi, con vergognoso cinismo, definiva i suoi pazienti “gentaglia” (gesindel), paragonandoli a limoni che meritavano di essere spremuti. In una sua lettera al collega W. Fliess, scriveva: “Il paziente è come un bel pesciolino dorato. Se accetto di curarlo dipende in genere da quanto posso guadagnarci su. Per me il denaro è una specie di gas esilarante”.6
Ancor più funesto, per quanto attiene al concetto di anima come realtà spirituale è l’avvento della psichiatria di origine positivistica , che giustamente Vannini definisce: “forse la peggior nemica dell’anima e della sua salute”. Lo è proprio in quanto “psich - iatria”, ovvero in quanto concezione materialistica che si possa curare l’anima con tecniche mediche, come si curano le ossa o i polmoni.
L’imbroglio psichiatrico appare ancor più evidente quando si riflette sul fatto che termini come “neurosi” o “psicosi”, puntualizza Vannini, lasciano pensare a malattie organiche quali, ad esempio, la tubercolosi o l’artrosi, come se si trattasse di processi degenerativi dei nervi o dell’anima! Mistificazione retorica che si spaccia per scienza. Creazione surrettizia di una terminologia che vuole astutamente imitare quella delle discipline mediche, al fine di meglio paludarsi sotto parvenze scientifiche. La cura delle anime, notaironicamente Vannini, è diventata “igiene mentale”, igiene come quella che concerne la pulizia dei bagni, quasi che la mente umana sia diventata qualcosa equiparabile ad una latrina. Pura retorica nominalistica, priva di una logica e di qualsivoglia base scientifica. È questa la peggiore afflictio animarum, derivata inevitabilmente dalla perdita di Dio e dell’anima, quest’ultima ormai ridotta a povera ed incomprensibile psiche.
L’opera di Vannini trasmette interamente lo spessore culturale, la passione, il coraggio e la lucidità di uno studioso che denuncia, con stile elegante ed impeccabile, il degrado morale e spirituale in cui è precipitata la società attuale a causa dei vacui e banali psichismi, psicologismi e “psichiatrismi”, tutti complici omertosi nell’abietto, seppur vano, tentativo di soffocare l’anima umana. Tentativo che purtroppo è pienamente giustificato dal vuoto etico-religioso della società dei consumi, che non vede nell’opera demolitrice dell’attuale psichiatria istituzionale alcunché di illecito o abusivo.
Esattamente come nota T. Szasz: “...non vi sono e non vi possono essere certi abusi da parte della psichiatria istituzionale, per il fatto che la psichiatria istituzionale è, essa stessa, un abuso; come non v’erano, e non vi potevano essere abusi da parte dell’inquisizione, poiché l’inquisizione era, essa stessa, un abuso. In effetti, proprio come l’ inquisizione fu l’abuso caratteristico della Cristianità, così la psichiatria istituzionale è l’ abuso caratteristico della medicina”.7
La morte dell’anima di Marco Vannini è un libro da leggere assaporandone (proprio nella sua correlazione etimologica con sapére: aver sapore; esser saggio, capire) parola per parola, capitolo per capitolo. È un libro che riesce a ricondurci fuori dalla selva oscura degli inganni e delle vacuità psicologistiche, sulla via maestra della vera spiritualità, avvicinandoci alla scoperta ed alla comprensione dell’immortale fondo dell’anima.
NOTE
1 Mistica: Dottrina e pratica religiosa che intendono determinare un diretto contatto o una comunione dell’uomo con il divino. (torna al testo)
2 Citazione di M. Eckhart, riportata da Hegel in Lezioni sulla filosofia della religione. (torna al testo)
3 o non-psicologie, come le definisce Vannini, in quanto psicologie senza spirito ed anche senz’anima. (torna al testo)
4 Oggi la psicologia è in realtà divenuta un insieme informe ed illimitato di psicologie, come giustamente rileva Gianfranco Ravasi (Breve storia dell’anima, Mondadori, 2003): “C’è la psicobiologia, la psicochimica, la psicochirurgia, la psicolinguistica, la psicopedagogia, la
psicometria, la psicosociologia, la psicoterapia, lo psicodramma, … c’è la psicologia analitica, animale, applicata, clinica, criminale, forense, differenziale, dinamica, esistenziale, etnica, genetica, infantile, geriatrica, industriale, medica, politica, sessuale, sociale, sperimentale…c’è la psicologia dell’arte, della femminilità, della folla, della forma, del mercato, della musica, dell’educazione, del lavoro, della pubblicità, della religione, e persino del traffico e così via, in una litania di specificazioni quasi illimitate”. (torna al testo)
5 C. K. Chesterton: scrittore, giornalista inglese, 1874-1936 (torna al testo)
6 Cfr. J. Masson, The Complete Letters of Sigmund Freud to Wilhelm Fliess, 1887-1904, Harvard University Press, Cambridge (Ma.), 1985. (torna al testo)
7 Thomas S. Szasz. “I manipolatori della pazzia - Studio comparato dell’Inquisizione e del Movimento per la salute mentale in America”, Feltrinelli Editore, Milano, 1976. (torna al testo)
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