La ricerca
La storia del pensiero umano si presenta come una serie ininterrotta di risposte.
Un dialogo interminabile, una comunicazione continua nella quale non sempre appare chi o cosa pone le domande o formula problemi, ma le domande, i problemi sono sempre gli stessi. Parimenti fin dall' origine, o ben presto, è stata denunciata la difficoltà o l'impossibilità della risposta. Come sia iniziata la comunicazione dell'uomo con sé stesso e con il mondo, quando sia stata chiamata “filosofia” non è noto. Secondo Aristotele la “spinta” alla filosofia è stato lo “stupore” o la “meraviglia” di fronte al mondo2. Sia come sia, il pensiero occidentale ha la sua prima, fortunata manifestazione in Grecia3. Parmenide può affermare che “essere” e “pensare” sono la stessa cosa4 e Gorgia di Leontini, che “nulla esiste”, “nulla può essere conosciuto” e “nulla può essere comunicato”5, segnando, con le sponde del nulla, il corso d'un fiume ininterrotto.
Quello che risulta è tuttavia un'interminabile comunicazione con il mondo e con l'uomo stesso nel quale l'uomo, “misura delle cose”, al vertice di mille paradossi, viene continuamente interrogato da “le cose” e, spesso, le subisce. Le risposte sono le più varie, spesso contraddittorie, a livelli diversi secondo le diverse definizioni dell'oggetto, del soggetto o del metodo, ma le domande sono sempre le stesse. Prima ancora delle domande, quello che rileva è l'esistenza stessa dell'ininterrotta comunicazione. Perché esiste la comunicazione? Cos'è esattamente questa comunicazione? Perché l'uomo sente vitale rispondere, tanto da sembrare in molti casi che lo sforzo, l'esigenza della comunicazione, sia essa stessa una risposta se non la Risposta? Quasi come se nella stessa struttura della comunicazione sia contenuta l'aspettativa, l'attesa di una comprensione al di là delle parole, una comprensione che in qualche modo rimanda ad una realtà antichissima, intuita, percepita, sognata, forse frammentariamente e a tratti ricordata.6
E le domande sono: qual è il mio destino nel mondo? Perché io? Perché il male? Perché la morte? Qual è il destino del mondo? Quale quello dell'umanità? E ancora, ed è la domanda che qui più interessa: “Perché non faccio il bene che voglio e faccio il male che non voglio?” Cos' è “il peccato che abita in me”?7
Nel 1938, Lafayette Ron Hubbard8, a 27 anni, con l'indifferente spregiudicatezza e l'entusiasmo della gioventù, ma anche con l'atteggiamento che condurrà Feyerabend9 a rifiutare insieme al principio di Autorità ancheuna “storia della cultura” (Kaulturgeschichte) largamente fondata su quel principio, sui pregiudizi e sugli stereotipi, si assegnerà il compito di capire “la chiave del comportamento umano”10; le vicende e le sorti dell'homo sapiens. Dare cioè una risposta ad uno dei problemi sui quali ha ruotato la comunicazione umana e sulla quale si sono sommate risposte su risposte, tanto da poter legittimamente considerare la storia di quel problema come la storia di quelle risposte. In Dianetics e poi in Scientology la questione del metodo è una questione importante.
In un certo modo diviene alla fine “la questione”. Dalla sua comprensione risulta netto lo schema dell'intero progetto dell'autore. In Dianetics: Evoluzione di una Scienza11 il metodo della ricerca è sicuramente quello scientifico o meglio di “logica ingegneristica”12 eppure, nell'arco breve di quattro anni dalla pubblicazione di Dianetics: la forza del pensiero sul corpo13, il primo libro, alla pubblicazione di Scientology 8-800814 e infine a quella del libro che viene chiamato dall'autore il “secondo” libro, Dianetics 55!15, l'intera rappresentazione del mondo, l'intera dottrina di Scientology è completata.
Alla fine, rispetto al punto dal quale la ricerca era partita, tutto sembra diverso, la rappresentazione della realtà è cambiata, la ricerca appare ogni volta quasi fosse una nuova ricerca; i metodi sono diversi, le proposizioni sembrano, rispetto a quelle di partenza, contraddittorie: il mondo, la materia, l'energia, lo spazio e il tempo sembrano avere nuovi nomi, nuove forme, nuove dimensioni.
La ricerca scientifica, nei suoi esiti, si scopre religione, filosofia religiosa applicata. Rispetto alla logica ingegneristica dalla quale la ricerca è partita, L. Ron Hubbard afferma: “Noi in Scientology usiamo una logica a valori infiniti”, ponendo al centro della riflessione la questione della o delle verità e anticipando, quanto meno nell'affermazione, le logiche paraconsistenti e le logiche fuzzy16. Più o meno contemporaneamente in Procedura avanzata e assiomi17, individua nel “guardare”, un guardare affatto particolare, la base metodologica della ricerca. È uno “stare di fronte” all' oggetto e ai comportamenti dell'uomo e riconoscere nella individualità dell' essere, nella individualità della “scelta di essere”, una unicità che prepotentemente si impone come forma dello spirito.
È così che la svolta metodologica in un certo modo si conclude (ma sarà una conclusione solo apparente) in Scientology 8-8008 con la critica e la denuncia del metodo scientifico. Proprio il metodo dal quale la ricerca era partita, “La logica scientifica e la logica matematica”, scrive Hubbard, “hanno il punto debole di cercare di scoprire che cosa c'è in quel posto (l'oggetto dell'indagine, n.d.r) prima di andarci”18. Ed è qui infine che anche l'oggetto della conoscenza, sia materia, sia condotta o sia infinito, diviene conoscibile e si offre a quell'“andarci”19.
È a questo punto che in certo modo l'anima umana diviene spirito. Sono passati quattro anni dalla pubblicazione di Dianetics. È il 1954 e alcuni scientologist fondano la prima Chiesa di Scientology. Cercando se stessa, attraverso la comprensione della materia, del mondo, della creazione, la creatura ha ritrovato i progetti originari, ha trovato il Creatore, l'Infinito, il Logos, la Verità, la Libertà. Un altro aspetto della ricerca appare peculiare: la ricerca non è solo un'esperienza teorica, accademica.
Fin dall'inizio, nel 1938, la comprensione della condotta umana e soprattutto il lamento dolente dell'uomo per la presenza del dolore e del male nella sua vita, doveva uscire, secondo L. Ron Hubbard, dalle “descrizioni” e dalle “giustificazioni” e trasformarsi in un metodo per incidere su quella condotta, per far venire meno quel dolore e quel male. Non si poteva solo “condannare”, doveva potersi costruire un modo, un procedimento, una strada, un passaggio attraverso il quale riscattare l'essere dal male, dal dolore, dalla sofferenza. La ricerca doveva riguardare l'io, il tu, il noi. Doveva essere un'esperienza clinica. è questa scelta pragmatica che allontana la ricerca dalla cultura universitaria. Agli inizi, nella ricerca non vi è nulla di religioso secondo quell'insieme di forme e termini che il religioso ha assunto o aveva assunto nel 1938; anzi espressamente viene dichiarato che “un ingegnere ha bisogno di cose che possano essere misurate”20, valutate quantitativamente, inserite in una statistica, in una scala graduata, in un progetto.
A questa scelta viene sacrificata molta storia: “Scopriamo cosa possiamo prendere in considerazione o non abbiamo bisogno di prendere in considerazione per trovare una risposta che si possa usare”21 e i dati che vengono esclusi dalla ricerca sono “telepatia, i demoni, il trucco indiano della corda, l'anima umana…”, infatti “…finora non siamo riusciti a trovare una costante qualsiasi in questa categoria di dati”22. Per una ricerca della condotta umana basata su una logica ingegneristica si tratta di dati inutilizzabili.
Anche l'anima umana. “La tesi di base” scrive Hubbard “era che la mente umana fosse un problema di ingegneria, e che ogni conoscenza si sarebbe arresa se si fosse intrapreso un approccio di tipo ingegneristico”23. Non è scopo di questo scritto descrivere o riassumere i modi della ricerca di Hubbard; sono descritti completamente24 nei suoi lavori e a questi si rimanda. Gli esiti della ricerca originaria, quella secondo la logica ingegneristica, sono invece rilevanti. Tutta la ricerca clinica è un “togliere” e uno “svelare”. “Togliere” il dolore, il male, la sofferenza e “svelare”, togliere i veli con cui il dolore, il male e la sofferenza hanno soffocato l'uomo: attraversare l'inconsapevolezza, l'oblio per ritrovare insieme una risposta e insieme una verità. Farlo, individuo per individuo. Attraverso i procedimenti, L. Ron Hubbard scopre la mente ottimale; la mente ottimale diverrà la personalità fondamentale e infine l'essere chiarito, il chiaro, il Clear25: uno stato di essere che non è mai esistito prima in questo mondo.
“L'uomo è buono. Eliminate le sue aberrazioni fondamentali e con loro se ne andrà anche quella malvagità tanto cara agli Scolastici e ai moralisti. L'unica parte di lui che si può eliminare è quella ‘malvagia'. E, una volta che la si elimina, il vigore e la personalità dell'Uomo si rafforzano. E lui è felice di veder andare via la parte ‘malvagia', perché era ‘dolore fisico' ”26. È in questo momento, con la scoperta che l'essere umano chiarito dalle sue aberrazioni è un essere diverso, straordinario, inimmaginabile e che questo essere è realmente l'io, il tu, il noi, che alla ricerca si apre un nuovo universo. Ora l'uomo può fare il bene che vuole. Dietro quella scoperta, come una marea risorgente, urge la spinta di miliardi di esseri umani in attesa da sempre e quel de profundis diviene la ragione e insieme il presupposto della ricerca.
Dal punto di vista di una teoria della conoscenza, Clear è un passaggio decisivo. Nulla cambia, l'oggetto della ricerca rimane identico, ma la ricerca ha cambiato il soggetto ed è solo perché è “guardato” da un soggetto modificato che l' oggetto appare diverso. La scoperta, propria della fisica atomica, che la ricerca, l'indagine, il ricercatore, il suo sguardo modificano l'oggetto dell'indagine, si completa con la constatazione che la ricerca in Scientology modifica il soggetto, modifica il ricercatore27. Partito dal punto di vista dell'homo sapiens, ora il punto di vista è quello di un uomo nuovo, il Clear. Da quel momento in avanti la ricerca diviene lo studio di una realtà che vi è sempre stata, intuibile, ma invisibile agli occhi dell'homo sapiens e ora disvelata.
L'essere chiarito dal dolore, dalla miseria, dalla negatività dell'aberrazione, è la risposta alle domande dell'homo sapiens e costituisce insieme la sua liberazione. Nell'universo quotidiano si apre un altro universo, un universo contemporaneo, un universo talvolta visto da poeti o artisti e ora il luogo che l'io, il tu e il noi riconoscono come quello proprio. Il linguaggio cambia, è diverso, come diversa è la rappresentazione del mondo; cambiano le categorie e i concetti e le argomentazioni vengono presentate come asserzioni. Un'unica cosa non cambia, e non cambierà mai, ed è la ricerca come ricerca clinica. La ricerca deve concretarsi in procedure, procedimenti che funzionino.
Non è più la storia dell'homo sapiens ora; la storia diviene la storia di quella parte dell'uomo che è ritenuta la sua verità più profonda, la storia della consapevolezza di sé, la storia del soggetto inteso come unità consapevole di essere consapevole, la storia dell'anima nella quale si concreta alla fine la storia dell'io, del tu del noi. Il metodo diviene una dottrina dell'essere.
Lo studio della mente diviene lo studio del “...PENSIERO autodeterminato che avvia ferma o cambia sforzi del passato, del presente o del futuro...” “Quando l'individuo formula un postulato, subito dopo subisce l'effetto di ciò che lui stesso ha causato”.28 È il Clear che sta guardando e sta guardando nell'identico un'altra realtà, la sua: “AUDETERMINAZIONE è lo stato di essere nel quale l'individuo può essere controllato o meno dal suo ambiente a seconda della propria scelta. In tale stato l'individuo ha fiducia in sé stesso per quanto riguarda il controllo che può esercitare sull'universo materiale e sugli organismi al suo interno, in ogni dinamica”.29
Nella comprensione distesa fra l'essere effetto dei propri postulati e causare il proprio ambiente, l'essere riscopre una realtà più profonda; come il Clear era la risposta e la libertà dell'homo sapiens, così la scoperta della natura dello spirito, di cosa è fatto, di cos'è uno spirito che continua ad essere l'io, il tu, il noi, è la risposta e la libertà del Clear. Non è possibile arrivare allo “spirito” senza attraversare la “porta” rappresentata dallo stato di Clear e non è possibile compiere alcun passo in avanti, verso le risposte e verso la libertà se non passando, passo per passo, attraverso il mondo e poi attraverso l'essere e senza comprenderli interamente.
L'umanità ha spesso visto per frammenti, per intervalla insaniae, questo universo, l'universo dello spirito privo di visibili confini, presente da sempre nelle vicende umane e nelle cose di ogni giorno e l'ha spesso cantato e spesso vi ha aspirato nell'inconsapevolezza di una vita dominata dal dolore. Vi è ancora un passaggio, in Scientology 8-8008:30 l'essere si emancipa dalla logica classica, dalla scienza e insieme si emancipa dalla fisica newtoniana e da una larga parte della filosofia. L'oggetto è chiuso nella sua inconoscibilità, solo perché non ha vita sufficiente per rispondere e la ricerca, l'essere, ogni volta che affronta la natura più profonda ed essenziale delle cose, della materia, finisce per trovarsi di fronte quell' enigmatico silenzio. è il limite della scienza, come già accennato, è voler capire senza essere. La conoscenza lascia dunque il posto all'essere, essere la cosa, ogni cosa.
Non vi è nulla di metafisico, di astratto. Al vertice della storia dello spirito molto più di quanto non sia per l'homo sapiens, è posto il luogo dell'essere concreto, l'io, il tu, il noi. La storia dello spirito non finisce. In ogni storia esiste un punto cieco senza il quale non vi sarebbe storia, ma solo un eterno presente.31 Deve essere sottolineato che, nella ricerca, il punto di passaggio fondamentale è il raggiungimento, attraverso i procedimenti, dello stato di Clear da parte dell'essere umano. Nei pochi anni successivi, anzi dopo pochi mesi dalla pubblicazione di Dianetics, lo stato di Clear verrà studiato, definito e ridefinito, ne verrà tracciata la storia, segnati i limiti, esaminati i generi, ma lo stato di Clear anche nella sua accezione preliminare, tutta legata alla materia e agli esiti della logica ingegneristica, è un passaggio tanto importante quanto decisivo. L'essere umano come essere spirituale era ed è soffocato, schiacciato,umiliato, imprigionato dal dolore, dalla miseria, dalla povertà, dalla malattia e dalla morte e da tutti gli aspetti della vita negativi che lo imprigionano.
Raggiunto lo stato di Clear, l'essere umano torna ad essere, comincia ad essere l'essere che è davvero. Per questo, nel raggiungimento di quello stato, quello di Clear, è contenuta la risposta alla domanda dolente di miliardi di esseri umani in attesa da sempre. Per questo la ricerca cambia il ricercatore. Per questo si “scopre” che all'universo conosciuto, quello i cui confini sono a 13,7 miliardi di anni luce, è sempre esistita, sovrapposta, affiancata, immedesimata, l'immagine di un altro universo, un universo “dimenticato” nel quale la materialità stessa può essere liberata. Per questo il passato degli individui, dei popoli, delle nazioni e dell'umanità, può essere modificato.
Nulla cambia, ma è per questo che aver “ritrovato” lo stato di Clear ha aperto una porta su un universo nuovo. Nella cultura occidentale, il deserto non è mai stato inteso come un luogo d'arrivo ma di espiazione, di formazione e di passaggio, la promessa dall'origine è che l'essere, ciascuno e tutti, attraversato il deserto del dolore,della miseria, della povertà, della disperazione, dell'angoscia, torni ad essere quello che è e, “vuoto abisso di potenzialità”, possa davvero aspirare al rapporto con l'Infinito, “tornare” all'Essere Infinito, quello indicibile che “move il sole e le altre stelle”.32
NOTE
1 Si è scelto di utilizzare come fonte principale i libri nella traduzione italiana più recente (2007). La ragione è che i libri del Sig. Lafayette Ron Hubbard, a differenza delle conferenze e del materiale tecnico-amministrativo, sono facilmente accessibili perché presenti in molte biblioteche pubbliche e rappresentano un' efficace sintesi di un lavoro davvero sorprendente per ampiezza. (torna al testo)
2 Un riferimento esiste anche in Platone, che nel Teeteto (155 d) fa dire a Socrate: “Ed è proprio del filosofo questo che tu provi, di essere pieno di meraviglia; né altro cominciamento ha il filosofare che questo.” ad un Teeteto colpito da “stupore” e “vertigine” per le argomentazioni socratiche sulle “apparenze” (Platone, Opere complete, Laterza, 1971, vol. 2°, p. 106), ma solitamente il riferimento è al famoso passo di Aristotele nella Metafisica: “…Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia…”. Aristotele, Metafisica, Bompiani, Milano, 2000, A2, 982, b10 -15, p. 11. (torna al testo)
3 Diogene Laerzio (Vite e dottrine dei più celebri filosofi, Bompiani, Milano, 2005), dopo aver escluso che la filosofia sia nata fra i barbari, riferisce che: “Il primo che fece uso del termine ‘filosofia' e che chiamò sé stesso filosofo è stato Pitagora, discutendo a Sicione con Leonete…”. Il primo filosofo sarebbe stato, “presso gli Ateniesi”, Museo, figlio di Eumolpo, il quale “sosteneva che tutte le realtà derivano dall'Uno e si risolvono in esso”. L'opinione degli orientalisti che la filosofia sia “nata” in Oriente non toglie la straordinaria fioritura in Grecia alle origini della formazione della cultura occidentale. (torna al testo)
4 Parmenide, Poema sulla natura, III. L'opera, in versi e frammentaria, è anche una delle prime testimonianze del problema della verità e della contrapposizione dell' essere al non essere. (torna al testo)
5 Gorgia, Intorno al non ente o della natura, Sofisti, Testimonianze e Frammenti, La Nuova Italia, Firenze, vol. II, Gorgia, B, p. 37. Givone Sergio, Storia del nulla, Laterza, Bari, 1995, pp. 28-29. Gorgia tuttavia secondo i “discorsi doppi”, aveva sostenuto che era legittimo anche sostenere che esistesse sia il non essere che l'essere. Sorprendente è l'attualità della gnoseologia di Gorgia, così come l'attualità dei discorsi doppi sofistici. (torna al testo)
6 La formulazione protagorea appare spesso nei commentatori antichi riferita alle esperienze umane più che alle cose in sé (Cfr. Sofisti, Testimonianze e frammenti cit., vol. I, Protagora, A, p.39 e ss.) (torna al testo)
7 S. Paolo, Lettera ai romani 7, 19, “Infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me”. (torna al testo)
8 L. Ron Hubbard, (13 marzo 1911, Tilden, Nebraska – 24 gennaio1986, San Luis Obispo,California) (torna al testo)
9 Feyeraband, Paul K., Contro il metodo, abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, Feltrinelli, Milano, 1979. (torna al testo)
10 L. Ron Hubbard, Dianetics, evoluzione di una scienza, New Era Publications International ApS, Copenaghen, 2007, p.7-8. Testo pubblicato per la prima volta ad aprile 1950 come articolo e poi come libro nel 1955. (torna al testo)
11 L. Ron Hubbard, Dianetics: Evoluzione di una Scienza, op. cit., p. 8. (torna al testo)
12 Logica ingegneristica è termine in Italia d'uso specifico. Nel testo è evidente che il riferimento è più genericamente alla logica scientifica nell'accezione della Logica, teoria dell'indagine, di John Dewey, e più in generale del pragmatismo nordamericano degli inizi del secolo scorso. (torna al testo)
13 L. Ron Hubbard, Dianetics: la forza del pensiero sul corpo, New Era Publications International ApS, Copenaghen, 2007. Scritto agli inzi del 1950 a Bay Head nel New Jersey e pubblicato per la prima volta il 9 maggio del 1950 da Hermitage House, New York. (torna al testo)
14 L. Ron Hubbard, Scientology 8-8008, New Era Publications International ApS, Copenaghen, 2007. L'opera è pubblicata per la prima volta nel dicembre del 1952 in Inghilterra. (torna al testo)
15 L. Ron Hubbard, Dianetics 55!, New Era Publications Intenational ApS, Copenaghen, 2007. L'opera è pubblicata ad aprile 1955, ma è stata scritta nel dicembre del 1954. (torna al testo)
16 Logiche paraconsistenti: sono logiche che ammettono contraddizioni (incidono in particolare sul principio della logica classica di “non contraddizione”); logiche fuzzy o logiche indeterminate, sfocate, sono logiche che ammettono una indeterminata serie di proposizioni da 1 a 0, tutte dotate in maniera decrescente di verità (incidono sul principio di “terzo escluso” e di “non contraddizione”). (torna al testo)
17 L. Ron Hubbard, Procedura avanzata e assiomi, New Era Publications Intenational ApS, Copenaghen, 2007. Libro pubblicato per la prima volta a novembre del 1951. (torna al testo)
18 L. Ron Hubbard, Scientology 8-8008, op. cit., p. 272. (torna al testo)
19 Ibidem. (torna al testo)
20 L. Ron Hubbard, Dianetics: evoluzione di una scienza, op. cit., p. 14. (torna al testo)
21 Ibidem. (torna al testo)
22 Idem, p. 15. (torna al testo)
23 Idem, p. 8. (torna al testo)
24 A partire da Dianetics, L. Ron Hubbard ha comunicato tutte le procedure e come attuarle. Secondo l'autore le sue scoperte e le procedure relative appartengono all'umanità. (torna al testo)
25 Un Clear è una persona non aberrata ed è razionale, poiché elabora le migliori soluzioni possibili in base ai dati che possiede e al suo punto di vista. (torna al testo)
26 L. Ron Hubbard, Dianetics: La Forza del Pensiero sul Corpo, op. cit., p. 23.) (torna al testo)
27 Principio di indeterminazione. Nella fisica atomica il rapporto fra lo strumento di indagine e l'oggetto è tale da rendere visibile la modificazione. Nel mondo di tutti i giorni la modificazione sfugge. (torna al testo)
28 L. Ron Hubbard, Procedura Avanzata e Assiomi, op. cit., p. 63. (torna al testo)
29 Idem, p.119. (torna al testo)
30 L. Ron Hubbard, Scientology 8-8008, op. cit., p.273. (torna al testo)
31 è l'incipit della ricerca con la scelta esplicita della logica ingegneristica come punto di partenza così come il ripetuto riferimento al pragmatismo scientifico, che ha creato l'“accusa” originaria a Scientology di essere una scienza o una pseudoscienza e non una religione. A parte la questione dei rapporti fra scienza e religione che costituiscono una storia affatto particolare e che quantomeno alle origini della cultura occidentale coincidono, in Scientology l'atteggiamento scientifico originario è quanto permette di poter affermare tranquillamente la certezza dei risultati clinici e non è che il punto di partenza, posto che metodo scientifico, logica ingegneristica, aprono la strada ad un rimanere di fronte, ad un guardare che contiene un esserci responsabile che appartiene ad un modello gnoseologico e, infine, un esserci come potenzialità che converte la gnoseologia in ontologia. I vari atteggiamenti che via via si succedono costituiscono non il superamento l'uno dell'altro ma, nel loro insieme, una anatomia della “sapienza”, destino originario della filosofia e dell'essere umano. (torna al testo)
32 Il tema della ricerca non è affatto esaurito e su di esso torneremo. Non solo perché la ricerca continua e tocca altri aspetti dell'essere umano e della vita, ma perché alle vicende dell'individuo la ricerca unirà, anzi ha unito, la riflessione sulle vicende e le sorti dell'Umanità. (torna al testo)
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TESTI
Prefazione a Filosofia e Religiosità in Scientology
di Fabrizio d'Agostini
Filosofia e Religiosità in Scientology, parte I
di Gabriele Segalla
di Fabrizio d'Agostini
Una religione moderna in una delle più antiche città religiose
di Marcella Cocconari
DOCUMENTI
di Giuseppe Cicogna
RECENSIONI
La morte dell’anima, dalla mistica alla psicologia
di Gabriele Segalla
Il cristiano fedele alla Terra
di Fabrizio d'Agostini
